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Istituzionalizzazione / deistituzionalizzazione: sguardi reciproci sulla legge 180 in Europa e nel mondo / A cura di Cecilia Edelstein / Vol.17 N.2 2019

Giustizia sociale, discriminazione sociale e malattia mentale: una ricerca attorno al mondo

Dinesh Bhugra

dinesh.bhugra@kcl.ac.uk

Professore Emerito di Salute Mentale e Diversità Culturale presso l’Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del King's College di Londra, fra il 2014 e il 2017 Bhugra è stato Presidente della World Psychiatric Association (WPA), massima istituzione internazionale in psichiatria che raccoglie professionisti in tutto il mondo. Past President del Royal College of Psychiatrists. Bhugra si è particolarmente dedicato a tematiche connesse alla psichiatria sociale.


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"Diritti... e rovescio" - Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, progetto realizzato all'interno del laboratorio "Atelier d'Arte" del Centro Diurno Day Care dell'Ospedale di Bergamo.

Buongiorno, mi scuso di non parlare in italiano, l’inglese è già la mia terza lingua. È un mio grande piacere essere qui ad omaggiare con voi una grande legge. Quello che farò stamattina è presentare alcuni risultati della ricerca internazionale che abbiamo svolto recentemente. Parlerò di giustizia sociale e di discriminazione sociale tra i pazienti psichiatrici.

 

Sappiamo che le malattie di ogni tipo hanno origine sociale: Virchow (1986) disse che tutta la medicina ha origini sociali. Una delle sfide più grosse è che noi, in realtà, non capiamo bene la differenza tra salute mentale e malattia mentale: sono i due opposti di uno stesso spettro; in questo continuum si può essere malato o sano di mente. Cosa accade, per esempio, alle persone che sono bipolari e che sono sane nei periodi intercritici?

 

Sappiamo che la malattia mentale riguarda il pensiero, l’umore o il comportamento, ma una delle più grosse provocazioni è che la società decide cosa è normale e cosa è patologico. Sappiamo che in tutto il mondo i Servizi di Salute mentale non hanno gli stessi finanziamenti, non c’è la stessa giustizia e che molte cose hanno a che fare con lo stigma interiorizzato, con pregiudizi esterni e discriminazione esterna.

 

La giustizia sociale riguarda le istituzioni che devono essere rafforzate. Perciò, è una nostra grande responsabilità quella di lavorare insieme per rinforzare le istituzioni sociali. La giustizia sociale e quella economica vanno di fatto insieme e ne parlerò di questo. Ci sono tre principi della teoria di Kelso-Adler, che si riferiscono alla giustizia distributiva (profitti e salari), giustizia partecipativa (input di lavoro e capitale) e giustizia sociale (principio di feedback).

 

Sappiamo che vi sono delle determinanti sociali relative alla salute, ma quelle geopolitiche e sociali sono le più importanti. Nella presentazione fotografica di Gallone, che mi ha preceduto, è presente tutto ciò. Una grossa tragedia in tutto il mondo è che in genere la salute viene concepita come isolata; invece andrebbe vista come collegata con l’educazione, con il lavoro, con la giustizia, e così via.

 

Dobbiamo inoltre focalizzarci sulla capacità delle persone di essere sane, che ha a che fare con il comprendere le cause, le costrizioni e i rimedi per la nostra salute. Sappiamo che la biologia è importante, ma lo è anche il comportamento, al pari dell’ambiente esterno e delle condizioni sociali.

 

Io, come Punjabi, ovvero proveniente da un Paese del sud dell’Asia, sono, ad esempio, predisposto ad avere il diabete, il colesterolo alto e la pressione alta e se non sto attento, se fumo troppo oppure se non mangio bene o non faccio esercizio fisico, questo crea problemi anche a quelli intorno a me.

 

C’è quindi una responsabilità personale, ma anche una responsabilità sociale e anche una culturale, perché è la cultura che ci dice quello che dobbiamo fare. L’ambiente influenza dove siamo nati, come viviamo, come lavoriamo, come giochiamo e riguarda anche la nostra età. I fattori causali sono biologici e comportamentali e ne parlerò dopo.

 

La nostra idea di giustizia sociale non è nuova: già nel 1840 Taparelli D’Azeglio ne parlava. La giustizia sociale nella malattia mentale riguarda la parità di opportunità nei risultati, anche sociali, e la possibilità di guarigione per i malati di mente; non da meno riguarda l’abitazione, il lavoro, un buon funzionamento sociale e standard di vita. Sappiamo che i malati di mente muoiono 15 - 20 anni prima di coloro che non sono affetti da malattia mentale. Sappiamo inoltre che l’ingiustizia sociale ha un forte impatto sui pazienti.

 

Parte del problema è il dualismo cartesiano corpo-mente per cui noi spesso non connettiamo le due cose.

 

La World Psychiatric Association (Associazione Mondiale di Psichiatria) è presente in 138 Paesi in tutto il mondo, promuovendo la psichiatria e la salute mentale.

 

Abbiamo lanciato questa campagna nel 2016 nella camera dei Lord a Londra. C’è un numero speciale di questa rivista, dello stesso anno: ad agosto abbiamo incaricato una commissione a Pune, in India, per fare una ricerca dove ho voluto valutare la discriminazione nei confronti delle persone affette da disturbo mentale in 4 aree: sociale, personale, politica ed economica.

 

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Revisione internazionale della Psichiatria.

C’è una differenza tra stigma e discriminazione: lo stigma ha un suo ruolo, crea il disturbo, nel senso che tu stai bene nella misura in cui gli altri non stanno bene; la discriminazione è diversa, perché è possibile modificare le cose attraverso delle leggi per evitarla.

 

Abbiamo guardato la situazione in diverse aree e verificato:

- se questi pazienti avessero il diritto di votare, ovvero discriminazione politica;

- se avessero il diritto di ereditare una proprietà o scrivere testamento;

- se avessero il diritto di essere assunti come lavoratori;

- se avessero il diritto di sposarsi fra di loro.

 

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Grafico relativo al diritto al voto dei malati di mente.

Abbiamo guardato alle leggi vigenti, usando una serie di termini e abbiamo riscontrato che solo l’11% dei Paesi non hanno una restrizione di voto per i malati di mente; nel 36% dei Paesi non si può votare se si ha un disturbo mentale; un altro 40% non può votare per legge. Quindi solo l’11% del mondo permette il voto ai malati di mente.

 

Riguardo al diritto di impiego, vi sono anche qui gli stessi problemi.

 

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Grafico relativo al diritto di lavorare per i malati di mente.

La definizione di disabilità include il concetto di malattia mentale nel 65% dei Paesi, ma nel 27% non viene definita per legge. Nel 64% dei Paesi la legge proibisce la discriminazione, ma nel 51% dei Paesi uno rischia di perdere il lavoro e può essere licenziato se ha una malattia mentale. La metà dei Paesi non proibisce l’interruzione del lavoro a causa di una sofferenza psichica!

 

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Grafico relativo al diritto di sposarsi per i malati di mente.

Abbiamo esaminato poi il diritto di sposarsi, e abbiamo trovato risultati simili: il 37% dei Paesi non permette ai pazienti psichiatrici di sposarsi; un altro 12% dei Paesi permettono il divorzio sulla base della malattia mentale del coniuge. Ne consegue che un medico o un avvocato poco scrupolosi, possono dichiarare chiunque malato di mente e consentire così di divorziare facilmente.

 

Per quanto riguarda il diritto alla proprietà, ancora solo il 21% dei Paesi permette ai pazienti di avere un’abitazione in proprietà, mentre questo diritto non viene riconosciuto dal 38% dei Paesi. Solo il 33% dei Paesi consente ai pazienti di scrivere un proprio testamento.

 

Riassumendo i risultati della ricerca, la maggioranza dei Paesi del mondo discriminano e sussistono delle leggi che ignorano le migliori pratiche. La tragedia è che 138 Paesi hanno firmato la carta delle Nazioni Unite riguardo il diritto delle persone con disabilità, eppure non rispettano la carta.

 

Il problema, inoltre, è che non riusciamo ad essere d’accordo su che cosa è la malattia mentale.

 

Come Associazione Mondiale di Psichiatria, abbiamo creato durante il mio mandato una Carta dei Diritti dei pazienti con disturbo mentale. Vi sono 15 diritti, iniziando per il diritto ad avere una accessibilità reale alle cure mentali e fisiche.

 

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Carta dei diritti per persone malate di mente.

Queste immagini riguardano il lancio del documento col ministro della salute mentale inglese, che è il presidente della commissione per la salute mentale. Sessanta organizzazioni hanno dato supporto a questa Carta dei Diritti. In alto, a destra, vedete l’ex ministro dell’Australia.

Questo ha condotto a una mozione del Parlamento di Londra e io sono stato richiesto per presentarlo al Parlamento italiano. C’è anche una Carta dei Diritti per i bambini che hanno disturbi e anche per quelli che hanno problemi intellettuali.

 

Abbiamo anche guardato ai Paesi del Commonwealth: solo il 48% di questi Paesi hanno una politica per la salute mentale e la discriminazione continua.

 

Quindi vi sono discriminazioni gravi, nelle leggi non vi sono spesso inclusi termini come malattia mentale, instabilità, disturbo psichico, ecc; i termini variano senza alcun criterio: per esempio, abbiamo trovato che “luna” vuol dire lunatici. Non vi sono definizioni chiare e molto c’è ancora da fare.

 

Vi presento il simbolo della nostra campagna per la giustizia sociale: è una farfalla della Costa Rica, Morpho Menelaus. Morpho vuol dire cambiamento e la farfalla rappresenta la psiche o l’anima; infine, il colore blu è quello della gioia.

 

Ho lasciato alcune di queste farfalle sul tavolo all’ingresso, non sono molte purtroppo, ma chi vuole se ne può prendere una.

 

Grazie!

 

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Farfalla: simbolo campagna per la giustizia sociale.

Bibliografia

 

Bhugra D. 2016, Bill of Rights for Persons with Mental Illness, “International Review of Psychiatry, 28: 4, 335-335, DOI: 10.1080/09540261.2016.1210580 (dx.doi.org).

Bhugra D. 2016, Social discrimination and social justice, “International Review of Psychiatry, 28: 4, 336-341, DOI: 10.1080/09540261.2016.1210359 (dx.doi.org).

Eisenberg L. 1986, Rudolf Virchow: the physician as politician, “Medicine and War 2”, 4: 243-250. DOI: 10.1080/07488008608408712 (dx.doi.org).

Satyanand A. 2016, Mental illness and the right to vote, “International Review of Psychiatry”, 28: 4, 400-401, DOI: 10.1080/09540261.2016.1211094 (dx.doi.org).

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