• Home
  • Revue M@gm@
  • Cahiers M@gm@
  • Portail Analyse Qualitative
  • Forum Analyse Qualitative
  • Advertising
  • Accès Réservé


  • MYTHES ET IMAGINAIRES DE LA CONTEMPORANÉITÉ
    Orazio Maria Valastro (sous la direction de)


    M@gm@ vol.16 n.3 Septembre-Décembre 2018


    • EDITORIALE

      Orazio Maria Valastro

      Gli articoli che contribuiscono a delineare i contenuti di questo numero, ci offrono in vario modo una riflessione preziosa sui miti, portatori di elementi antichi, recuperati e attualizzati, eternati o riproposti, presentati sotto nuove forme o creati. Il mito è ciò che lega e unisce gli individui a un insieme più vasto, un gruppo sociale o la società, nel suo perenne movimento di risveglio e decadenza, nel suo eterno ritorno ed eclissi, emergendo periodicamente dalle profondità mitiche alla superficie cosciente del sociale. Il mito esprime di conseguenza il complesso rapporto tra gli individui e la società nella quale vivono, nella sua articolata perennità e novità, e nella sua attualizzazione compresa tra continuità e rottura. Il mito è il soffio vitale delle mitologie che risuonano collettivamente e nelle quali ci si riconosce. Nella rinascita del mito sono sempre i valori a essere in questione, vanno in frantumi o si trasformano nella vita sociale, e l'esplorazione delle mitologie contemporanee riconosce nella creatività sociale l'istanza portatrice di una trasmutazione dei valori che porta con sé un nuovo sguardo sulla società. La mitanalisi ci aiuta a tenere presente il lato valoriale di una mitologia contemporanea portatrice d'immagini benefiche o nocive per l'umanità, e in questo senso possiamo cogliere l'immaginario in atto nella molteplicità e nella complessità dei miti della contemporaneità.

    • CONTRIBUTI

      Arrigo Colombo

      La costruzione di una società di giustizia è il grande progetto dell'umanità; costruzione di una società di giustizia, e più oltre di una società fraterna. Questo è ciò che noi abbiamo scoperto nel nostro lavoro sull'utopia. Ricerca che partiva dai progetti degli autori, nella fase ellenica anzitutto (dove il più noto è Platone); come poi dai progetti della fase moderna che parte da Thomas More. E però, a un certo punto, la nostra ricerca scopriva il progetto dell'umanità, e ne ricostruiva la storia e i caratteri. In tutto questo i progetti degli autori, il loro immaginario nutrito di creatività, di eticità, di speranza, di volontà di trasformazione, hanno dato un contributo prezioso che a noi ancora serve per la realizzazione del progetto dell'umanità: una società di giustizia, benessere, pace.

    • Antonio Camorrino

      Il successo dilagante della narrazione «green» rappresenta un prezioso indicatore delle significative trasformazioni sociali che stanno oggi interessando il mondo occidentale. Nel presente articolo, attraverso una breve ricostruzione sociostorica, tenterò di individuare le cause genealogiche di questo peculiare fenomeno. In seguito evidenzierò le funzioni di senso assolte dalle narrazioni che supportano e consolidano l’immaginario «green». In tal senso, nel primo paragrafo cercherò, a volo d’uccello naturalmente, di render conto dell’ambivalente spirito che animava gli uomini dediti all’attività scientifica nella società moderna; nel secondo analizzerò brevemente le cause dell’esaurimento dell’ideologia del progresso come forza-motore simbolica della modernità; nel terzo mi impegnerò a individuare le variabili che hanno concorso all’affermazione della natura a nucleo immaginale della società contemporanea: a tale scopo evidenzierò i risvolti mitici della narrazione «green», con specifico riferimento al fenomeno della natura «disneyficata». Delineare le ragioni sociologiche dell’articolato processo che ha infine condotto a una mitizzazione della natura nella società contemporanea è dunque l’obiettivo di questo saggio.

    • Madalena Zaccara

      L’enthousiasme, l’audace, les excès, les défis, les manières folles ont marqué les premières années du XXe siècle. De nombreuses étrangères sont arrivées à Paris entre 1900 et 1939, période de nos recherches. Les Brésiliens ne firent pas exception. C'est le moment où l'École de Paris a eu lieu. Cependant, la marginalité et l’oubli de la femme artiste persistent même dans un moment de l'Histoire de l’Art qui proposait avant tout la liberté de créer et de vivre. Peu d'artistes brésiliennes ont échappé à ces circonstances. La recherche de leurs empreintes est une action de décolonisation de genre et du sauvetage de leur mémoire.Elle brise également les frontières entre la sociologie et l'histoire de l'art. Fedora do Rego Monteiro, née à Pernambuco, est notre étude de cas dans ce texte en tant qu'une artiste d'un axe brésilien non hégémonique. Fedora fait partie des lacunes de la mémoire d’un nombre important de femmes qui ont travaillé dans l’État. Raconter son histoire est un début pour la décolonisation de genre.

    • Roberto Flauto

      Il mito di Orfeo, affascinante e foriero di sconfinati spunti riflessivi, si è prestato nel corso del tempo, proprio per la sua malleabilità, per il suo elevatissimo grado metaforico, a innumerevoli interpretazioni, venendo declinato nei modi più disparati. In questo articolo, attraverso una prospettiva sociologica, se ne vuole offrire una lettura originale e per certi versi inedita. Ragionare intorno alla dimensione del mito vuol dire, in prima istanza, chiedersi cosa in esso sia stato trasfigurato: il racconto mitico è, infatti, la trasposizione sul piano dell’immaginario di una questione complessa. Da queste premesse prende le mosse il ragionamento che qui viene presentato. Di cosa ci parla il mito di Orfeo, di cosa è metafora? Muovendosi tra la dimensione “poetica”, propria della narrazione mitica, così carica di significati altri e ulteriori, e quella della ricerca scientifica, dalla quale non si può prescindere, l’articolo prova dunque a individuare, tra i tanti possibili, un percorso di analisi, cogliendo infine un nesso, un legame embrionale, tra la vicenda orfica e il processo di elaborazione del lutto, del quale sembra essere una metafora.

    • Giovanni Gugg

      Le comunità continuano a porre fiducia nella protezione divina, indipendentemente dal fatto che questa agisca sul piano simbolico, nonostante le odierne conoscenze tecnico-scientifiche e le attuali strategie di protezione civile. Il rito è un linguaggio intergenerazionale che, in assenza di scrittura, trasmette un sapere sulla natura del territorio, comunica un insieme di informazioni sul modo di affrontarne i rischi, trasferisce una strategia per difendere il gruppo da quel che può minacciarlo. Si tratta di una particolare modalità del fare che permette la protezione e il consolidamento della propria visione del mondo; rappresenta uno specifico patrimonio culturale cui si attinge nel momento in cui diventa necessario affrontare una crisi, ridurre i danni, mitigare i bisogni, guardare la tragica realtà di una catastrofe; un patrimonio che, attivando una protezione simbolica, produce la percezione di una immunità collettiva e individuale.

    • Erika Filardo

      Il seguente saggio si propone di indagare uno dei miti più significativi nella storia dell’immaginario collettivo, il mito del Minotauro, attraverso una prospettiva sistemica che coniughi le scienze dell’uomo e la letteratura. La premessa, che agisce come sottotraccia, è che solo un’ottica interdisciplinare e multidimensionale possa restituire la complessità di un prodotto culturale che ha in sé innumerevoli livelli metaforici e di significato, che si presenta come medium tra uomo e mondo e che è quindi in costante comunicazione con la società. Poiché il mito è un racconto che ha la potenzialità di diventare costantemente altro, di essere narrato senza esaurirsi, uno dei modi in cui il mito rivive, trasformandosi, ma mai estinguendo il suo nucleo originario, è la narrazione letteraria. La produzione letteraria, infatti, ha contribuito al processo di sedimentazione del mito nell’immaginario. L’obiettivo di questo saggio è quello di suscitare interesse nei confronti di un mito che è in grado di offrire risposte esistenziali, oltre che intellettuali, e invogliare il lettore a entrare nel labirinto, a perdersi, a interrogarsi sul suo segreto.

    • Tania Sabatino

      La disabilità sembrerebbe essere concepita storicamente e socialmente come una mostruosità sia nell’immaginario individuale sia in quello collettivo. Questi mostri parrebbero rappresentare i diversi per eccellenza, estranei e stranieri per antonomasia, in quanto poco o per nulla familiari nei tratti e nelle connotazioni, vere o presunte, loro attribuite, spesso accompagnati, nel loro cammino, da un’aura di profonda tristezza. L’operazione che ci interessa compiere con questo contributo non è relativa a una ricostruzione storiografica degli atteggiamenti e dei comportamenti tenuti nei confronti delle persone con disabilità attraverso le epoche e i secoli, quanto piuttosto scoprire un principio generativo che affonda le radici nell’immaginario collettivo e individuale, rinvenendo i presupposti di quella correlazione tra disabilità fisica e mostruosità.

    • Luca Benvenga

      Il 1968 è stato l’annus horribili per la fidelizzazione degli studenti, e più in generale dei giovani come categoria sociale, alle strutture di potere. In quell’anno, lo scheletro sociale viene attaccato su più fronti, azione essa che ne indebolì la spina dorsale degli organismi indirizzati al suo perfetto funzionamento, con una inevitabile frammentazione politica e conseguente riduzione del controllo collettivo. Eretici, individualisti, nuclei auto-organizzati, gruppi politico-ideologizzati e studenti rivendicavano “l’imagination au pouvoir”, confezionando una rottura radicale sul piano del costume e dei saperi. Ad emergere è il carattere simultaneo e correlato delle manifestazioni studentesche, l’internazionalismo e la solidarietà incondizionata, elementi questi che lasciavano prefigurare delle somiglianze tra il soggetto rivoluzionario, da Oriente ad Occidente, nelle sue svariate forme dell’agire collettivo.

    • Maria Romano

      Il saggio propone una riflessione sulla funzione simbolica del cibo, con specifica attenzione al ruolo che il pane ha rivestito nella storia e nella storia dell’arte. Alimento primario e universale, il pane racchiude un’insondabile potenza sacra, trovando nell’arte, altare della sublimazione, uno spazio privilegiato di rappresentazione. L’iconografia del pane traccia una parabola che tocca tutti gli stili – e non solo l’arte sacra dove gioca un ruolo privilegiato per la sua funzione escatologica – con esiti diversi e suggestivi. In particolare, viene analizzato il surrealismo gastronomico di Salvador Dalí, fautore di quella “rivoluzione del pane”, che vide intrecciarsi arte, vita e cibo. Segno della “natura” che si fa “cultura”, il pane è emblema della civiltà e dell’attitudine creativa dell’uomo che nella tensione poietica dell’arte può trovare espressione. Attraverso una prospettiva che intreccia sociologia ed estetica, viene quindi delineato un percorso che tenta di rintracciare le istanze materiali e simboliche del medium-pane: un dispositivo concreto e mitico, portatore di aspettative e bisogni.



    Collection Cahiers M@GM@


    Volumes publiés

    www.quaderni.analisiqualitativa.com

    DOAJ Content


    M@gm@ ISSN 1721-9809
    Indexed in DOAJ since 2002

    Directory of Open Access Journals »



    newsletter subscription

    www.analisiqualitativa.com