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    M@gm@ vol.3 n.4 Ottobre-Dicembre 2005

    RITUALITÀ E RISCHIO NELLA VITA QUOTIDIANA



    Carlo Baratta

    baratta52@virgilio.it
    Vice Segretario regionale ANS Piemonte (Associazione Nazionale Sociologi); Laureato in Scienze Politiche; si è occupato per anni di consulenza orientativa e di progetti per giovani drop-out; Responsabile di analisi dei fabbisogni formativi e lavorativi, presso un centro di Orientamento; ha partecipato a progetti europei sui servizi di orientamento, programma Leonardo; ha fatto parte della commissione orientamento della Regione Piemonte; ha curato la produzione di un manuale di orientamento e i testi di alcuni audiovisivi per le scuole medie inferiori e realizzato nel 1990, con altri esperti e per conto della Regione Piemonte, una guida all'orientamento per gli studenti delle medie inferiori.

    "L'uomo moderno non si sente mai così individuo
    come quando fa le stesse cose che fanno tutti"

    (N. Gomez Davila, "In margine ad un testo implicito", Adelphi, 2002)

    Perchè questo articolo

    La vita quotidiana è una successione di situazioni che si costruisce attraverso gli scambi tra soggetti. Le azioni umane si caratterizzano come relazioni tra Ego e Alter, come dialogo tra identità e alterità. Il comportamento relazionale descrive l’attività di ego rispetto al contesto esterno in cui è inserito. Agendo nei confronti della realtà esterna, ego costruisce il rapporto tra la sua storia e il suo vissuto, la sua storia procede per una successione di fatti, il vissuto procede per interiorizzazione di rituali di interazione. O come scrive R. Collins "As sociologists, our task is not to go with the flow of taken-for-granted belief -(although doing just this is what makes a successful popular writer) - but to view it in a sociological light, to see what social circumstances created this moral belief and this hegemony of social categories at this particular historical juncture. The problem, in Goffman's terms, is to discover the social sources of the cult of the individual" (R. Collins, http://www.pupress.princeton.edu/chapters/s7769.html).

    La vita quotidiana contemporanea è resa più complessa perché le situazioni che si devono affrontare, sono generalmente caratterizzate da un certo livello di rischio. Come osserva Luhman, il rischio si differenzia dal pericolo perché dipende da fattori interni al contesto di azione dipende dalla decisione che si prende, anzi ogni decisione ha in sé una certa quantità di incertezza e perciò di rischio. Il pericolo, invece è una situazione più universale e dipende da fattori esterni al contesto di riferimento. Il rischio si trova nei dettagli, perciò dipende dalla riduzione di una realtà a parti calcolabili o ritenute più significative da chi vuole produrre modificare questa realtà. Il rischio è un concetto contemporaneo che si oppone a quelli antichi di fato e destino. A differenza della sfortuna o della fortuna il rischio si può prevenire, ma non eliminare, non esistono, infatti, riti o amuleti contro il rischio. Tra le attività pratiche che mettono il rischio al centro dell’azione vi sono il rifting e il bungee camping, per le quali non esistono porta fortuna tant’è che ogni tanto ci scappa il morto.

    Il rischio ha come risultato la vincita o, la perdita, è figlio della competitività e dell'individualismo che si è diffuso in tutte le sfere di azioni e di relazioni sociali. È quindi un prodotto sociale diffuso che occorre conoscere e gestire. Il rischio si assume, ma assumere rischi vuol anche dire che gli insuccessi dovuti a scelte sbagliate ricadono su chi ha fatto la scelta e non su fattori esterni. Il rischio gestito male porta all’angoscia al senso di colpa. La diffusione del rischio e la sua differenziazione nel mondo postmoderno ha prodotto l’incertezza del futuro, che oggi è sempre meno calcolabile, o come afferma Luhmann la società postmoderna si identifica per concepire il futuro come rischio, quindi come non anticipabile.

    Una situazione

    Come valutare un preventivo per un lavoro domestico di manutenzione di una caldaia? Tizio chiama due esperti del ramo il primo arriva in auto, fa un giro per l'appartamento, elabora un rapido calcolo chiedendo un pezzo di carta e una biro, valuta in 600€ il costo dell'intervento comprensivo di garanzia per i pezzi da sostituire. Il secondo arriva con un pikup bianco e pulito, ha con sé un block notes con i formulari di preventivo prestampati, verifica il numero e la dimensione dei radiatori e la loro tipologia, fa domande sulla esigenza di riscaldamento (durata e temperatura) nei diversi locali dell'appartamento, al termine comunica che farà pervenire il preventivo il giorno dopo (800€). A chi sarà dato il lavoro?

    La precisione del secondo nel formulare il preventivo non implica che sarà altrettanto preciso nell'eseguirlo, analogamente fare un preventivo in modo rapido non significa non essere bravi nell'esecuzione. Considerando i dati certi disponibili il secondo è più caro del primo. In situazioni di questo genere, molto comuni, sono i segni intangibili quelli che favoriscono la scelta.

    Il contesto complesso

    Qualsiasi scelta presuppone un progetto strutturato in obiettivi e risorse, la complessità contemporanea ha evidenziato che i progetti di scelta, anche quelli relativi ad una vacanza o quelli per la formazione di competenze, sono condizionati da fattori intangibili. L’intangibilità è una caratteristica della società moderna, che Z. Bauman definisce “liquida” che è stata prodotta dalla smaterializzazione del capitale finanziario, la moneta elettronica, fondamentale, però per lo sviluppo e per l’innovazione. Il processo di liquefazione si è spinto sino a coinvolgere la vita quotidiana, la flessibilità e i rapporti familiari con l'esaltazione delle forme più liquide, quali i matrimoni omosessuali, sono esempi di questa tendenza. La liquefazione, la mancanza di forma certa e stabile, porta all’intangibilità dei fattori.

    L’intangibilità non si può ridurre a calcolo, più che sulla quantificazione si caratterizza sulla fiducia. Ma cos’è la fiducia? Per Mutti “La fiducia è un’aspettativa di esperienze con valenza positiva per l’altro, maturata sotto condizioni di incertezza, ma in presenza di un carico cognitivo e/o emotivo tale da permettere di superare la soglia della mera speranza” (Mutti, 1998). Parlare di fiducia significa osservare che le interazioni tra Ego e Alter si caratterizzano per l’intangibilità che permea l’interazione sia durante la fase di definizione delle condizioni di realizzazione, che nella sua realizzazione effettiva. Ciò significa, che in un processo di scelta l’attenzione va posta più che sui beni strumentali e sulle risorse disponibili, sull’azione e sul metodo.

    Quale azione

    Il paradigma della scelta razionale si è basato sui concetti di “azione strumentale” e quello di “razionalità formale” ora non sembra più applicabile per la presenza di informazioni liquide, abbondanti, ridondanti e a volte non veritiere, la persona che deve scegliere è consapevole di non disporre di informazioni precise e perciò non è nelle condizioni di poter definire un sistema preciso per controllare i risultati della sua azione. In un sistema sociale così caratterizzato si ha bisogno di fiducia. L’agire in un sistema poco calcolabile richiede azioni di tipo espressivo legate alle emozioni e contraddistinte da razionalità sostanziale, cioè non basata su verifiche certe e universali, ma sulla dimensione della fiducia nello scambio, richiede la sua costruzione attraverso la selezione di rituali di interazione.

    La ritualità

    Per Collins le persone, anche in contesti definiti e tangibili, non decidono in base a schemi meccanici o a programmi di calcolo, ma in base alle situazioni attese, che permettano a loro maggiori gratificazioni emozionali. La teoria di R. Collins, sulla gerarchizzazione delle preferenze, interpreta bene il problema delle decisioni in un contesto caotico. Dice Collins “Tutta la vita sociale può essere analizzata come un vasto mercato di rituali e di interazioni (RI) ogni individuo vi apporta le proprie riserve passate di energia emotiva (EE) e di simboli, che poi investe al fine di ottenere nell’incontro successivo, il più alto livello possibile di EE “ e aggiunge “gli attori perseguono la massimizzazione di EE fino a quando i loro RI falliscono, a quel punto essi perdono EE e devono rivolgersi altrove in cerca di materiali con cui costruire i futuri RI."

    Una decisione che riguarda il futuro, prossimo o lontano, sarà presa utilizzando i simboli e i RI che nel passato sono risultati migliori perché hanno fornito una maggiore EE. Ragionare in termini di RI significa ipotizzare che gli individui si comportano seguendo modelli familiari consolidati e distinti nonostante la tanto strombazzata spinta verso l'omologazione della globalizzazione. Questa teoria si richiama alla razionalità emotiva sopra ricordata. La teoria di Collins spiega il comportamento di attori, quindi sia singoli che organizzazioni, ipotizza che attraverso la selezione di simboli e norme si sviluppi una conoscenza operativa.

    Come scegliere

    Per mezzo dei rituali di interazione si interpreta il mondo, o meglio, i dati che lo descrivono. L'interpretazione del mondo è uno degli obiettivi della gnoseologia perciò la teoria di Collins è utilizzabile anche in chiave gnoseologica. Interpretare dati, prodotti da qualcuno, vuol dire assegnare ad essi un senso. Il processo di interpretazione coinvolge anche l'intenzionalità dell'emittente, anch'essa non immediatamente accessibile o conoscibile da colui che interpreta. In genere, prima di compiere qualsiasi scelta il soggetto che interpreta i dati parte da un'ipotesi di senso, basata su una sua personale scala di preferenze e aspettative, procedendo nell'elaborazione dei dati, può confermare una prima volta, se la sua scala di preferenze è stata soddisfatta, può infine avvalersi delle evidenze e dei vissuti dei risultati ottenuti per rafforzare o no le ipotesi iniziali.

    Il processo si può sintetizzare come un susseguirsi di congetture che possono essere confermate o confutate. Questo modo di procedere è coerente con l'epistemologia contemporanea, fondata sul concetto di falsificabilità delle ipotesi. Per il fallibilismo non è possibile disporre in modo certo di ipotesi, a maggior ragione se le ipotesi derivano da informazioni socioeconomiche. La tecnica abduttiva si dimostra molto efficace quando i dati sono da interpretare, o quando servono risposte creative, nuove.

    Cos’è l’abduzione

    La vita quotidiana si struttura in pensieri, pratiche e situazioni ricorrenti, queste ultime nella società globale di oggi non sono più abitudini, ma una serie di possibilità di riprendere cose fatte precedentemente confermandole o modificandole. Serve un metodo che utilizzi le strutture delle ripetizioni come criteri per agire. Il metodo abduttivo risponde a queste esigenze. L’abduzione si basa su una ipotesi costruita sulla base di premesse incerte che richiedono di essere verificate. Nella realtà complessa come quella attuale, pensare in modo abduttivo significa essere consapevoli che, se il corso A di cucina è stato interessante, non si può affermare che lo sarà sempre.

    L’intangibile l’incerto viene percepito attraverso simboli o per mezzo della produzione di nuovi simboli. Come osserva Jedlowski “L’incertezza è avversaria della routine, dare per scontato come si debba vivere diventa difficile. Ciò chiama in causa l’idea di esperienza […] l’esperienza è il processo in cui (il) sapere è messo in gioco e riformulato nel confronto con ciò che si impone come una novità ancora incompresa” (Jedlowski, 2005, p.39) Il metodo abduttivo permette perciò di rendere tangibile l’incerto. Peirce ha studiato l’argomento ed ha individuato tre modalità di inferenza teoriche: riporto il suo celebre esempio.

    Processo Deduttivo

    REGOLA: Tutti i fagioli di quel sacco sono bianchi.

    CASO: Questi fagioli vengono da quel sacco.

    RISULTATO (certo): Questi fagioli sono bianchi.

    Processo induttivo

    CASO: Questi fagioli vengono da quel sacco.

    RISULTATO (certo): Questi fagioli sono bianchi.

    REGOLA: Tutti i fagioli di quel sacco sono bianchi (fino a prova contraria).

    Processo abduttivo

    RISULTATO: Questi fagioli sono bianchi.

    REGOLA: Tutti i fagioli di quel sacco sono bianchi.

    CASO (forse): Questi fagioli vengono da quel sacco.

    Il processo abduttivo permette di compiere inferenze sulla base di premesse incerte e offre la possibilità di retro-agire dall'antecedente al conseguente e nel caso presentato all'inizio dell'articolo di definire il livello di professionalità dell'esperto dalle modalità di strutturazione del preventivo, di conseguenza anche se è più caro il secondo tecnico sembra professionalmente migliore.

    Nelle scienze sociali e in particolare dovendo compiere scelte non è importante che colui che compie l’azione metta in relazione il conseguente con il suo precedente, quanto di vedere come i suoi rituali di interazione hanno prodotto certo effetti. I rituali sono meccanismi di emozioni e attenzione che si instaurano tra coloro che entrano in relazione, producendo una realtà sociale. Il meccanismo abduttivo utilizza segni specifici, segnali intangibili, che fanno da spiegazione al comportamento atteso che sono visti come prove della loro validità.


    BIBLIOGRAFIA

    Barman Z., Vite di scarto, Laterza, Bari, 2005.
    Barone C., La teoria della scelta razionale e la ricerca empirica in Rassegna italiana di sociologia, n.3, 2005.
    Collins R., Replica in Rassegna italiana di sociologia, n.1, 2005.
    Collins R., http://www.pupress.princeton.edu/chapters/s7769.html.
    Jedloswschi P., Un giorno dopo l'altro: Il Mulino, Bologna, 2005.
    Luhmann N., Sociologia del rischio, Mondatori, Milano, 1991.
    Mutti A., Capitale sociale e sviluppo, Il Mulino, Bologna, 1998.
    Mutti A., La teoria della fiducia nelle ricerche del capitale sociale in Rassegna Italiana di Sociologia, n.4, 2003.


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    M@gm@ ISSN 1721-9809
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