I.
I centri di clinica parapsicologica
Definita semplicemente, la clinica parapsicologica è la disciplina
che adotta un approccio clinico con le persone che pensano
di vivere fenomeni parapsicologici. Si tratta spesso di medici
che integrano i dati delle ricerche parapsicologiche nelle
loro riflessioni, e che conducono spesso ricerche di diagnosi
differenziali rispetto alla popolazione eterogenea che va
a consultarli. Spesso, non si presentano come "parapsicologi"
e non c'è nulla di "parapsicologia" nel loro metodo operativo-terapeutico.
Ma il concetto basta da solo ad attirare tutti, da chi ne
è affascinato a chi lo rifiuta.
Tale pratica è generalmente vicino ai centri di ricerca in
parapsicologia, e si è ufficializzata nel mondo intero da
più di una ventina di anni. Ad esempio, non esistono meno
di due centri di consultazione parapsicologica a Friburgo,
una città tedesca apprezzata per essere "luogo occulto" (Sellner,
1986) dove si moltiplicano le offerte psicoterapeutiche più
svariate: il Servizio di consultazione parapsicologico diretto
da Walter von Lucadou, riconosciuto di utilità pubblica e
finanziato dal governo tedesco dal 1991 [1],
ed il dipartimento di consiglio e informazione dell'Istituto
per le aree di confine della psicologia e igiene mentale (IGPP),
prodotto di una ricerca universitaria (1995-2000) condotta
dalla psichiatra Martina Belz-Merk e lo psicologo Eberhard
Bauer [2].
Questi due servizi sono proposti gratuitamente al pubblico.
Nei Paesi Bassi, un Servizio di consultazione parapsicologica
agisce da 20 anni sotto la direzione di Wim Kramer, presso
il vecchio quadro di comando di parapsicologia sperimentale
dell'università di Utrecht. Stessa cosa in Scozia attorno
alla cattedra di Parapsicologia dell'università di Edimburgo
finanziata da una donazione di Arthur Koestler. Ne esiste
uno anche nel continente americano, in particolare a Buenos
Aires, in Argentina, con l'attività dell'Istituto di Psicologia
Paranormale diretto da Alejandro Parra. Questo circuito ci
riporta in Francia dove l’Istituto Metapsichico Internazionale,
fondazione riconosciuta di utilità pubblica dal 1919, caratterizza
la sua tradizione d'accoglienza e di sostegno con l'apertura
nel giugno 2007 di un Servizio d'Orientamento e di Sostegno
delle Persone Sensibili alle Esperienze Eccezionali.
Il fatto che una clinica sia collegata alla ricerca parapsicologica
potrebbe stupire. La rappresentazione corrente della parapsicologia
non distingue tra l'esperto del paranormale, la persona che
pensa di avere poteri "PSI" ed il ricercatore laureato che
è affiliato all’Associazione Parapsicologi, unione di 300
scienziati riconosciuta dall’American Association for Advancement
of Science (AAAS) dal 1969. Quando utilizzeremo il termine
"parapsicologi", ci riferiremo soltanto a questi ultimi. I
risultati da loro ottenuti restano poco conosciuti, poiché
sono spesso pubblicati in riviste accademiche anglofone e
restano dunque disponibili soltanto per gli specialisti o
per un pubblico che compie uno sforzo di curiosità.
Con riferimento a queste ricerche, gli esperti della medicina
parapsicologica non cercano di portare una prova della realtà
dei fenomeni paranormali per convincere i pazienti, non più
di quanto fanno appello ai pazienti per provare teorie parapsicologiche
o sviluppare supposizioni sulle possibilità PSI. La parapsicologia
porta loro una migliore conoscenza delle distinzioni da fare
tra i fenomeni che sono soltanto anomalie apparentemente paranormali
e le vere anomalie, delle metodologie d'indagine, dei modelli
teorici che pongono limiti ai fenomeni, ma anche una simpatia
in relazione ad esperienze spontanee che non corrispondono
ai modelli attuali.
Il contributo della psicologia clinica si situa soprattutto
al livello dei nuovi metodi di colloquio che mirano al superamento
dei traumi e alla regolazione delle emozioni, all'esplorazione
dei conflitti intra ed interpsichici che hanno potuto essere
fonti di queste esperienze, alla deontologia ed alle prove
psicotecniche che permettono di raffinare la diagnosi ed il
trattamento. L'incrocio della parapsicologia e della medicina
si ammette allo scopo di "depatologizzazione" e di "demitologizzazione"
di queste esperienze (Mischo J., 1996), in vista di prendere
adeguatamente in considerazione i problemi particolari delle
persone che vivono esperienze eccezionali. Le principali preoccupazioni
sono infatti identificate con queste esperienze che a volte
sono vissute negativamente, e la persona che le vive subisce
frequentemente una "seconda vittimizzazione" nei suoi tentativi
di parlarne ai parenti o ad esperti competenti. I quadri nosologici
classici hanno la tendenza a sopravvalutare la dannosità di
queste esperienze, che prendono come sintomi di disordini
psicotici, riproducendo in ciò l'atteggiamento della società
riguardo ad una caratteristica che non coabita con una tradizione
di razionalismo. Altre volte, queste esperienze riattivano
una rete di credenze non chiare che conducono a partecipare
al "paranormale". Insomma, le persone che vivono esperienze
eccezionali hanno spesso l'impressione di dover scegliere
tra lo psichiatra che provvederà alla loro pazzia e gli esperti
del paranormale che potranno portare spiegazioni più che valide
narcisisticamente, ma con rischi di derive settarie, di frodi
o di peggioramenti della sfera psichica.
Ponendosi come alternativa, la parapsicologia clinica si apre
ad una contro-cultura residua nelle nostre società post-moderne,
pur applicando i dati scientifici attuali. A suo modo, partecipa
ad una sovversione del modello occidentale che, benché apparentemente
superiore agli altri su numerosi punti, è il solo a non aver
saputo proporre un'interfaccia culturale che accetti i fenomeni
detti paranormali.
II. Elementi storico-sociali
Se ci si chiede perché si intende parlare così poco dei progressi
della parapsicologia, alcuni, al contrario si chiedono perché
la questione ancora si riprende. E’ stato posto un giudizio
scientifico definitivo sui fenomeni studiati dai parapsicologi?
Si può decretare che non ci sono “case abitate dagli spettri”,
telepatie, psicocinesiterapie, guarigioni spirituali che devono
molto al placebo e le OVNIs alla scienza-fiction?
Effettivamente, tutte queste questioni sono sempre al centro
delle riflessioni di numerosi ricercatori. Ma dalle discussioni
attorno al magnetismo animale e della chiarezza ottenuta in
stato di "sonnambulismo artificiale" nel XVIII e XIX secolo,
queste questioni sono rifiutate dalla scienza. Attraverso
una storia abilmente illustrata dal filosofo e sociologo Bertrand
Méheust [3], si vede come
due secoli di opposizione tra scienziati hanno contribuito
a fondare scienze marginali come la parapsicologia. La questione
del posto della parapsicologia non è tuttavia risolta dal
solo fatto di classificarla oggi nelle pseudoscienze [4].
Si embrica nel paesaggio scientifico internazionale, e volgarizzazioni
più o meno controllate delle sue ricerche trovano il loro
pubblico [5]. Accolta o
messa al bando dalla scienza, si tesse sempre in un immaginario
occidentale che costituisce la parte negativa, quella dell’animista.
Per l’esperto, i fenomeni parapsicologici riprendono tutta
la loro energia in psicopatologia. Potrebbe quasi essere stabilita
Una norma: quando in scienza un'idea è marginale, questa si
rifà al campo della clinica, sia tramite il mimetismo delle
domande isteriche, sia alimentando i deliri psicotici. Illustreremo
questi due destini dell'idea marginale. Ma prendiamo innanzitutto
un esempio: quello della "psicosi collettiva dei dischi volanti"
descritta da Giorgio Heuyer, psichiatra all'Infermeria speciale
della Prefettura di Polizia di Parigi, in occasione di una
partecipazione all'accademia di medicina nel 1954 [6].
“Venuta non si sa da dove, verso il 1953, da una illusione
o da un'interpretazione falsa, sviluppata con gli immensi
mezzi di diffusione che forniscono la stampa e la T.S.F.,
si sviluppò nel mondo intero, e suscita testimonianze burlesche
e stupefacenti; trascinando ai semplici di spirito la convinzione
di uno spionaggio e forse l'aggressione dei Martiens, fu la
causa di timori irragionevoli. Un cacciatore colpì il suo
vicino che scambiò per un invasore interplanetario. In questa
occasione, dinanzi ai miei allievi, mi stupivo di non avere
ancora visto pazienti deliranti sulle nuove apparizioni. Due
giorni dopo, entrava nel servizio un ragazzo di 15 anni, schizzofrenico,
che delirava riguardo ai dischi volanti e Martiens. Li aveva
visti, li disegnava, egli li rappresentava: Martien distruttivo
era un mostro spaventoso che lanciava raggi verdi fatti uscire
dagli occhi e dal petto” [7].
Heuyer collega idee marginali diffuse nella cultura e le idee
deliranti adottate dai suoi pazienti. Lo scandalo dei dischi
volanti proviene da una tensione tra due corpi, quello difeso
dalla scienza ufficiale e quello costituito da ricercatori
che formeranno rapidamente un'organizzazione scientifica di
frontiera, l’ufologia. Ma questo scandalo, lasciando posto
al sogno nell'ambito di un universo scientifico, costituisce
il punto di connessione con il quale gli ambiti psichici si
modellanno. Questo fatto non è nuovo per gli etnopsichiatri
che hanno potuto constatarlo nelle pratiche di stregonerie
di altre culture. In questi luoghi, miti e credenze nel potere
dello stregone svolgono un ruolo nel funzionamento psicosociale
permettendo di ricorrere allo spostamento dei disordini psichici
dal segmento idiosincrasico al segmento etnico dell’inconscio.
L’etnopsichiatria di G. Devereux [8]
ci fa apprendere anche che: “L'individuo traumatizzato può
cercare di sfuggire alle sue difficoltà con un impiego abusivo
di materiali culturali che, non deformati, non si prestano
ad un utilizzo sintomatico o isolando alcune caratteristiche
culturali irrazionali che possono servire a fini sintomatici
senza distorsione preliminare”.
Questo abuso di cultura passa per una nevrosi consapevole
[9]: non sarà pazzo perché
condivide le credenze del suo mezzo, lo sarà perché nel suo
caso particolare, e soltanto nel suo caso, questa credenza
si trasforma, per le sue ragioni psicodinamiche, in un'esperienza
soggettiva culturalmente strutturata, che restituisce la credenza
condivisa dal genere allucinatorio. Si arriva a questo sintomo
con un cambiamento, un investimento di una credenza corrente
che la trasforma in esperienza soggettiva, cosa che permette
a questo riguardo di essere antisociali in modo socialmente
approvato ed anche prestigioso; e permette anche di "sbarazzarsi
di numerosi e diversi problemi soggettivi per mezzo di uno
solo ed unico complesso di sintomi" [10].
A volte, il disordine si realizza perché è utile: può essere
un "matto per procura", a nome e per conto di "altri", nella
misura in cui la sua pazzia permette loro di conservare una
parvenza di equilibrio psicologico. La stregoneria, come i
fenomeni parapsicologici, fa parte di queste caratteristiche
culturali che riflettono l'auto-sconfessione della società
[11]: possono dunque essere
utilizzati come sintomi senza che sia necessario fargli subire
una distorsione preliminare, ed è per questo che si possono
trovare patterns di svolgimento di una crisi della stregoneria
[12] come di un'esperienza
paranormale (tale il "poltergeist" dell'adolescente perturbato
nella letteratura parapsicologica [13]).
L'assorbimento culturale sullo psicopatologico dovrebbe funzionare
anche da noi. Ma per spiegarè il posto dello parapsicologico
nella nostra cultura, un certa cecità è rimasta nei passi
antropologici del XX secolo. È stato necessario attendere
gli studi "etnometafisici" dell'italiano Ernesto de Martino
affinchè un legame esplicito sia fatto tra la magia delle
culture primitive ed alcune tradizioni delle nostre società,
ad esempio nell’Italia del Sud [14].
De Martino mise in evidenza che i fenomeni parapsicologici
non avevano mai lasciato il nostro spazio culturale: si fondevano
soltanto, mescolandosi alle società ed ai loro margini. In
un certo modo, partecipavano alla costruzione della psiche
[15] di ogni epoca, materializzando
localmente fasci di credenze. Ma se i fenomeni parapsicologici
hanno trovato i mezzi per funzionare in sinergia nelle altre
culture, è sulla separazione che riflettono la nostra società
tecno-scientifica attuale. Da un lato, c'è un razionalismo
evidente e una sfiducia delle istituzioni verso il settore
parapsicologico, e dall'altro delle statistiche che rivelano
l’enorme quantità di persone che credono ai fenomeni paranormali
(in particolare negli ambienti universitari!) e di persone
che vivono almeno una volta nella loro vita un'esperienza
eccezionale (due persone su tre secondo lo studio di Bauer
& Schetsche, 2003).
Le tracce che i fenomeni paranormali hanno lasciato nelle
nostre società spiegano un po' di più la posizione della clinica
parapsicologica: è sulla linea di difetto tra l'immaginario
e lo scienziato, ad un posto intermedio, tentando di sfuggire
alle derive della credulità come agli eccessi dello scetticismo.
Limita gli choc tra gli ontologi mettendo a fuoco uno scopo
terapeutico, non curando la questione di una realtà culturalmente
strutturata. Esaminiamo ora due esempi di clinica parapsicologica.
III. Esempi clinici
Robert è un uomo di 53 anni che invia una lettera all'Istituto
Metafisico Internazionale di Parigi perché si esaminino i
fenomeni che vive. Per lui, ciò non ha nulla di paranormale
poiché lo vive nel quotidiano. Fustiga dunque questo passo
scientifico di sottoporlo a delle prove che ha già rifiutato
due volte. Di quale sciocchezza è capace Robert, che per ottenere
risposte lucide o premonitrici a qualsiasi domanda, consulta
semplicemente un dizionario! Ciò gli è accaduto una prima
volta per gioco: si è chiesto mentalmente una precisazione,
ha aperto il dizionario a caso, ed ha posto il suo dito su
una parola. La risposta gli sembrò allo stesso tempo stupefacente
e coerente. Alla domanda: "Cos’è dio?" la risposta fu "daimon",
cioè allo stesso tempo "dio" e "demone" in greco. "Cos’è un
medium? - Un vulcano". A questo piccolo gioco, si finisce
inevitabilmente per cadere su associazioni assurde, ma Robert
arriva sempre ad apprezzare le metafore che il dizionario
gli dà: se un medium è un vulcano, è perché fa scaturire dal
mondo sotterraneo dei messaggi bollenti.
Gradualmente, Robert arriva a pensare che si tratti di un
fenomeno paranormale scientificamente inspiegabile, poi, molto
rapidamente, comunica direttamente con Dio. Robert conia allora
una concezione di dio che supplisce tutte le altre, anche
il suo ateismo iniziale. Dio decreta un insieme di norme sulla
comunicazione, come il fatto che è vietato chiedere molte
volte la stessa cosa o chiedere chiarimenti immorali. Robert
desidera ora "istruire" le altre persone alla sua comunicazione
divina.
Avremo due scambi telefonici. Inizia con una questione di
vocabolario per la quale Robert mostra caratteristiche psicotiche:
è necessario per lui che la lingua funzioni come un codice,
condiviso tra tutti gli interlocutori, a cominciare con la
definizione di paranormale che non gli conviene. Mostra una
relazione della propria lingua con la psicosi suggerendo una
rottura della catena indicativa, che comporta inoltre una
dissoluzione del legame del significato intenzionale dell'apparato
significativo che si manifesta con una sorprendente relazione
di esteriorità dall’argomento al significato, rappresentato
in questo caso dal ricorso al dizionario divinatorio.
Dinanzi al flusso di coincidenze riportate da Robert, gli
concessi che il fenomeno fu reale e "interpersonale", anche
se poteva spiegarsi in molti modi. È frequente nella clinica
parapsicologica provare inizialmente a rilanciare la riflessione
del paziente, sollecitando la sua razionalità di fronte ad
una gamma di ipotesi normali e paranormali. Così, confronto
la sua pratica con una mancie, cioè una pratica divinatoria,
ed in particolare con le pratiche dello spiritismo come Oui-ja,
la scrittura automatica o lo spostamento di vetro in gruppo.
In queste sedute spiritiche, l'automatismo psicologico si
mescola agli effetti di gruppo (diluizione della responsabilità,
resistenza dell’autore del fenomeno all'idea di essere sé
stesso, studiate dallo psicologo Ken Batcheldor, 1979), e
ai possibili effetti paranormali. Gli spiriti hanno ottenuto
con questi mezzi dei messaggi più o meno coerenti, a volte
coincidendo con fatti sconosciuti dei partecipanti. Hanno
anche decretato un insieme di norme che strutturano la comunicazione
con i vari spiriti dell’Aldilà. Ma la mia analogia dispiacque
fortemente a Robert che si beffò di queste pratiche desuete,
complesse e terribilmente lente, mentre il dizionario gli
sembrava il canale più diretto per comunicare con Dio.
Effettivamente, il ricorso al dizionario può essere caratterizzato
come una pratica divinatoria, ma la sua apparizione spontanea,
fuori da ogni contesto sociale, la differenzia dalle altre.
Come numerosi autori dichiarano, alcune pratiche occulte possono
costituire pericoli per la salute mentale secondo il modo
in cui sono praticate [16].
Il pericolo non è sistematico, e non c'è ragione a priori
di sconvolgersi, ad esempio, di un gruppo di adolescenti che
utilizzano puntualmente una tavola di Oui-ja. Ma nel caso
di Robert, si può vedere come coincidenze significative ed
una pratica isolata del tessuto sociale e mistico-rituale
hanno condotto il tema mistico ad un delirio megalomaniaco.
Tuttavia, se non è la rivendicazione che indirizza gli scienziati,
Robert non sembra estremamente nocivo per gli altri e per
sé stesso. Il dizionario garantisce una mediazione tra lui
e dio, che chiama "il paradosso", poiché nonostante questa
comunicazione, resta un essere umano normale ed alleviato.
In termini di psicanalisi lacanienne, l'assemblaggio realizzato
da Robert è una forma di sostituzione alla costituzione della
psicosi, un mezzo per rimediare al piacere del grande Altro,
o almeno temporeggiarlo [17],
consultando il codice fissato dal dizionario (del resto, sempre
lo stesso nonostante le nuove edizioni) quando si verifica
l’angosciante domanda: "Cosa vuole l'altro da me?". Infine,
dinanzi al mio rifiuto di condurre esperienze con lui, Robert
ha inizialmente consultato il dizionario, ha ricordato, quindi,
poiché gli ridavo le ragioni del mio rifiuto, non ha più chiesto
di fare la dimostrazione della sua esperienza a dei parapsicologi.
Nonostante il fallimento nel riorientamento di Robert verso
una psicoterapia, ho potuto accordargli un’udienza libero
da pregiudizi, tentando di spostare il problema dalla realtà
dei fenomeni - che non mi sembravano impossibili - al problema
di una personalità conflittuale che soffre forse per disordini
psichici iniziati dal contesto isolato ed interpersonale della
sua esperienza.
Nel quadro di una ricerca clinica, ho incontrato due volte
Samantha che diceva di vivere in una casa abitata [18].
Samantha è una donna di più di trent’anni, madre di tre bambini
ben integrata socialmente. Non rivendica alcun fenomeno che
non le sia direttamente accaduto. Ma, da quando ha 7 anni,
vive eventi paranormali. Inizialmente, furono sensazioni di
presenza e rumori sconosciuti che si erano presentati spesso,
ed anche uditi da altri membri della sua famiglia: nella scala,
baccano al granaio. Nell'episodio del granaio, suo padre aveva
il ruolo coraggioso di quello che andava a vedere, e che ritornava
a mani vuote, i fenomeni si riproducevano appena tornava.
A 12 anni, dalla sua camera, sente una porta cigolare, poi
anche la porta della credenza della camera dei suoi genitori
cigola. Si alza e trova il contenuto della credenza completamente
gettato sul suolo. Ma, apprende che nessuno nella casa è venuto
recentemente in questa camera. Quindi, più nulla dai 12 ai
17 anni, un grande vuoto sul quale non aggiunge che poche
parole. Dell'infanzia agitata e ribelle che si attribuisce
(anche se riconoscerà di aver avuto un ruolo materno precoce
essendosi occupata del suo piccolo fratello di due anni e
mezzo più giovane), dice di essere passata ad un'adolescenza
molto piacevole, all’interno del proprio ambiente. A 17 anni,
lo choc: senza alcun preavviso, non termina il liceo e si
mette con il suo compagno che diventerà suo marito. I genitori
la prendono male, i fenomeni dei rumori ricominciano nel suo
nuovo appartamento. Parla anche della comparsa di un'ombra
una notte, con le sembianze di un uomo (più tardi preciserà
che somigliava enormemente al marito, che dormiva in quel
momento accanto a lei), con sensazioni di peso sul letto.
Altri fenomeni la spingeranno a chiedersi: "Cosa vogliono
dirmi?".
I fenomeni seguirono Samantha nelle quattro case in cui abitò
(verificandosi soprattutto quando è sola). Samantha ha più
di trent’anni, e da due anni dalla nascita del terzo bambino,
i fenomeni sono ricominciati. Rumori di giorno o in piena
notte ("Ci sono i piccioni" spiega ai suoi bambini), ed anche
carezze sulle guance (una notte), l’apparizione più lunga
e più intensa di un uomo che le si avvicina e scompare "perché
aveva timore"; svegliata in piena notte con la percezione
di un viso senza tratti che sorrideva.
Nel settore dei fenomeni "positivi", Samantha rivendica una
divertente possibilità: almeno due volte, durante gravi preoccupazioni
finanziarie, passò davanti a dei distributori che gli diedero
denaro senza essere attivati manualmente! Non ha mai tentato
di praticare guarigioni psi, né di veggenza, né utilizzare
in modo cosciente le facoltà che non ha la pretesa di possedere.
Le esperienze di tipo "poltergeist" sono le sole rivendicate
da Samantha. Sono accadute senza alcun uso di droghe o medicine.
Del resto si definisce "piuttosto normale", e prende le distanze
dagli eventi grazie ad una tesi spirituale modellata dal contatto
di un ipnotizzatore consigliato da un'amica. Intende il "fantasma"
(parola usata una sola volta e con le pinze, molto prudentemente
più spesso dice "egli" o "quello") come un essere molto infelice
che attende qualcosa da lei.
Ciò l’ha spinta a condurre ricerche storiche, accompagnata
dal suo incredulo marito. Il loro appartamento attuale sarebbe
costruito su un cimitero di poveri del medioevo. In uno dei
loro vecchi alloggi, si dice che una signora si sia suicidata.
Questi sembrano essere elementi a favore della sua ipotesi
di "contatto con l’aldilà". Quest'idea non è vissuta come
nociva per sé, nonostante abbia alcune preoccupazioni rispetto
all’entità del rapporto con i suoi bambini. Samantha non desidera
sbarazzarsi del suo fantasma, perché ha un ruolo ("E’ una
parte di me"), con domande che carica di una funzione ancora
da scoprire. Teme di perdere tutto il positivo e rivela di
fargli appello a volte per alcune cose. Gli domando: "Come
una sorta di angelo custode?", che accetta molto bene ma che
temeva ovviamente di utilizzare.
Vive con il suo fantasma un tipo di relazione immaginaria
e con cui ha delle discussioni "nella sua testa" delle quali
parla poco, ricreando un'intimità meravigliosa simile a quei
casi di "sostegno immaginario" che si incontra con gli amici
invisibili dei bambini. Quando troviamo lo stesso quesito
sul desiderio dell'Altro, la risposta data cambia. Combinazione
tra inquietudine e attrazione erotica, i fenomeni sono vissuti
con grande ambivalenza.
Alla mia questione: "Se i vostri bambini osservassero i fenomeni,
cosa gli spieghereste?", rispose che ne discuterebbe apertamente
con loro, spiegandogli i precetti dello spiritismo, ma dicendo
molto serenamente che la sua esperienza è banale, che altre
persone gli hanno riportato le stesse prove con cui occorreva
vivere. Prevede anche che sia in atto un filiazione ereditaria:
anche sua figlia di 13 anni "lo vedrà". È la sola ad aver
percepito cose uguali, un uomo nel giardino che segnalò a
tutti ma che nessuno vide.
Troviamo in questa storia un profilo esemplare di "persona
posseduta”: lungi da implicare un delirio dissociato, si tratta
piuttosto di un tipo di funzionamento psichico comparato da
W.v. Lucadou (1997) in un circuito psicosomatico esterno.
I fenomeni che enumera si integrano spesso molto bene alla
sua storia in quello che viene sottolineato dai passaggi importanti
e traumatici, ma che non hanno ricambiato se non in modo subliminare,
come se i fenomeni fungessero anche da eclissi di questa parola.
Come con i pazienti psicosomatici, la parola non è qui la
via d'espressione privilegiata per i conflitti psichici. Ma
non assistiamo neppure a spostamenti somatici: in realtà,
è l'ambiente che da Samantha svolge il ruolo di portavoce.
A ciò si associa un discorso d'enumerazione dei fenomeni senza
riferimento soggettivo o contestuale, quello che il medico
percepisce come una mancanza di riflessività. La persona posseduta
spesso ha questo processo di dissociazione, che proietta sull'entità
la responsabilità dei fenomeni e che cerca con tutti i mezzi
di privilegiare le tesi che spiegano l’ossessione in modo
estrinseco. Che si aderisca o no alla realtà dei fenomeni,
il lavoro consisterà nel riannodare questi con soggetti analizzati
e significati in sospeso. Il medico non si perderà in interpretazioni,
ma traccerà un percorso che mira a far coesistere i fenomeni,
i conflitti intrapsichici e le influenze dell'ambiente, come
un insieme dinamico artefice di senso.
Con Samantha, troppo pochi elementi erano stati riuniti per
ricostituire la storia degli eventi. Si può soltanto constatare
che questa idea fissa è diventata parte della sua vita, e
che la sua iscrizione in una teoria spiritica non ruotava
neppure intorno ad una convinzione delirante, come in Robert.
Quindi nessuna necessità di limare le sue interpretazioni
per delimitare il suo spazio immaginario. Fu soltanto rinviata
verso lavori che esaminano il punto di vista parapsicologico
affinché possa migliorare nella comprensione degli eventi.
Da un punto di vista diagnostico, nonostante la presenza della
doppiezza che influenza la sua vita, non bisogna scartare
l'ipotesi di un'isteria che si affermerebbe secondo un modello
veicolato dalla cultura [19].
Questo modello è allo stesso tempo rinnegato ed incoraggiato
dai nostri massmedia. Non possiamo assimilare Samantha ed
Allison Dubois, l'eroina della serie Medium, madre di famiglia
normale ed inoltre in contatto con un altro mondo? L'esperienza
investita da Samantha gli permette di essere antisociale in
modo socialmente approvato ed anche prestigioso. Questi eventi
accendono la sua vita e rafforzano il suo narcisismo. Come
indica Devereux, è una forma di nevrosi che permette di sbarazzarsi
di molti problemi personali tramite un solo ed unico complesso
di sintomi, che attingono alla propria cultura.
IV. Prospettive
La medicina parapsicologica può essere vista come una specializzazione
della psicologia, che fa concorrenza in qualche modo al decollo
della psicologia transpersonale. Ma la sua preoccupazione
di neutralità e la sua istituzionalizzazione gli danno una
visibilità diversa. Soltanto non bisogna cadere nell’errore
di come si è costruito questo percorso: in realtà, prima che
i parapsicologi se ne occupassero, la popolazione delle persone
che vivono esperienze eccezionali non esisteva. Questi specialisti
partecipano dunque alla sua nuova visibilità, e costruiscono
sotto i nostri occhi i profili di quelli che vengono chiamati
- già nel quadro delle Esperienze di Morte Imminente - esperti.
Sono anche questi clinici che lanciano studi sociali su varie
categorie di popolazione che troppo spesso si amalgamano:
- Da un lato c'è chi crede al paranormale, la cui credenza
è valutata da un test psicologico ed è confrontata - secondo
il caso - ad un trauma infantile (Irwin 1993), ad un disordine
conoscitivo (Brugger ed al. 1993; lange & Houran 1998) o ad
un disordine dovuto all'influenza di campi magnetici sul cervello
(Persinger).
- Ci sono inoltre i seguaci di questa o quella pratica paranormale,
che descrivono indagini sociologiche.
- Ci sono persone che vivono esperienze eccezionali e che
consultano degli esperti.
- Bauer e Schetsche (2003) hanno valutato che due persone
su tre dicono di aver vissuto almeno una volta nella loro
vita un'esperienza percepita come "magica" o "sovrannaturale",
confermando i sondaggi europei (Palmer 1979; Haraldsson 1985;
Greeley, 1991). C'è dunque una grande parte della popolazione
che non è disturbata da queste esperienze al punto da cercare
aiuto o un parapsicologo, ma accede sia nel circuito medico-psicologico
tradizionale, sia in ciò che Tobie Nathan nomina il "paganesimo
terapeutico" [20].
Passiamo agli studi sulla credenza al paranormale e sui dati
dei seguaci di pratiche occulte. Infatti, contrariamente a
ciò che si potrebbe pensare, questi lavori non aiutano realmente
a comprendere come lavorare con le persone che vivono esperienze
eccezionali. I dati ottenuti dal sistema di documentazione
DOKU messo a punto dal gruppo di medici-ricercatori dell’IGPP
mostrano infatti che la gente che li consulta non ha realmente
un profilo predefinito: va dall'avvocato all'idraulico, dell'evangelista
all'ateo, del medico al suo paziente, ecc. Nella conclusione
della relazione finale della loro ricerca [21],
il gruppo dell’IGPP diretto dalla psichiatra Martina Bela-Merk
invalida l'assimilazione delle persone che vivono esperienze
eccezionali con la descrizione delle persone aventi un sistema
di credenze paranormali. Su più di mille individui, i dati
raccolti dal sistema di documentazione DOKU non verificano
le ipotesi della marginalità sociale (avanzate da Bainbridge
1978; Wuthnow 1976), del deficit conoscitivo (proposto da
Alcock 1981), dell'immagine del mondo esoterico-spiritoso
e dell'ipotesi psicopatologico (entrambe provate da Zusne
e Jones, 1982) delle persone che vivono esperienze eccezionali.
È una prospettiva importante quella di possedere una documentazione
di base, che rispetta gli standard del settore psicoterapeutico,
che permette di registrare sistematicamente i dati sociodemografici,
anamnestici e specifici per la fenomenologia delle persone
che vivono esperienze eccezionali. D'ora in poi è possibile
valutare statisticamente tutto un panel di idee più o meno
assimilato verso queste esperienze. Il sistema DOKU è stato
modificato ed ottimizzato numerose volte, ma può costituire
d'ora in poi lo strumento essenziale di ricerca nella scienza
parapsicologica, applicabile in molti paesi nel corso di ogni
consultazione con l'accordo delle persone interessate [22].
Secondo i primi dati dell’IGPP, le persone che vivono esperienze
eccezionali hanno un bisogno di consultazione elevato, 66%
essendo state disturbate dalle loro esperienze. Se il 70%
delle persone ha inizialmente dato altri pareri, il 64% ammette
che cercavano un'offerta come quella dell’IGPP. Un'altra statistica
importante è il tasso d'associazione tra esperienza eccezionale
e disordine psichico: i medici dell’IGPP constatano disordini
psichici soltanto nel 50% dei casi, e con una grande variabilità
secondo la fenomenologia riportata. Ciò giustifica la loro
preoccupazione di evitare ogni patologia prematura ed ingiustificata.
Secondo Walter von Lucadou, due elementi diagnostici principali
caratterizzano le persone che vivono esperienze eccezionali:
1) la preoccupazione per la loro salute psichica di chi non
crede che tutti gli altri siano pazzi, contrariamente a psicofarmaci
assunti durante una convinzione delirante; 2) queste persone
non reagiscono ad un trattamento medico, secondo i risultati
ottenuti da Vernon Neppe (1993). Gli studi futuri in clinica
differenziale permetteranno di comprendere meglio i meccanismi
che fanno sì che un'esperienza eccezionale può diventare un
peso o un arricchimento.
Dal 31 maggio al 2 giugno ha avuto luogo a Naarden, nei Paesi
Bassi, il primo simposio internazionale di parapsicologia,
organizzato da Wim Kramer & Eberhard Bauer che riunisce 20
esperti di 9 paesi diversi. Sono stati spiegati i molti principi
terapeutici comuni scoperti nelle loro pratiche indipendenti.
Il parapsicologo deve dar prova di apertura verso le esperienze
eccezionali, deve avere una conoscenza specializzata dei fenomeni
riportati, essere serio nella sua delimitazione, garantire
un sostegno psicologico anche al contesto. Questi punti comuni
inducono questi ricercatori a pubblicare gli atti del simposio
sotto forma di manuale del "pratico parapsicologo", e lottare
per il riconoscimento di una nuova via professionale, concepita
come una specializzazione che include una formazione alla
parapsicologia accessibile agli esperti della salute mentale.
È ciò che realizza l’IGPP dal 2003 con seminari di formazione
professionale svolti due volte l'anno e riconosciuti dall'ordine
degli psicologi tedeschi. La prospettiva di una professionalizzazione
internazionale è realizzabile?
È vero che, se sono molti ad interessarsi alla medicina parapsicologica,
le diversità delle scuole psicoterapeutiche non spingono ancora
all'unione. I consulenti dell’IGPP adottano un approccio piuttosto
comportamentalista (ispirato dai lavori di K.Grawe, 1988),
con un'apertura verso il transpersonale come N. Kohls (2004).
L’argentino Alejandro Parra opta per un'ottica umanista teorizzata
da Carl Rogers, con sedute di gruppo di 2 ore settimanali
della durata di 20 settimane. Questi gruppi riuniscono persone
che condividono le stesse problematiche e facilitano il trattamento
della parte socioculturale del problema (Gomez Montanelli,
D.E., & Parra. A. 2004). Gli americani adottano approcci molto
vari, sia interamente transpersonali come Rhéa White o Stanislas
Grof, o intensamente scientifici e descrittivi come nell'antologia
pubblicata dall’American Psychological Association nel 2000,
Varieties of Anomalous Experience. Djohar Si Ahmed, medico
in psicologia, membro del comitato direttore dell'Institut
Métapsychique International, l’unica presenza francese ad
essere invitata al simposio, difende un approccio psicanalitico
con aperture verso altre forme terapeutiche (ipnosi, respirazione
olotropica, terapie in gruppo, P.N.L.) [23].
La via sembra ancora aperta ad un'appropriazione del settore
da parte di questa o quella corrente, anche se questo stato
di fatto mostra anche che la questione della clinica parapsicologica
esce da ogni tentativo riduzionista.
NOTE
1] http://www.parapsychologische-beratungsstelle.de,
servizio collegato alla WGFP (Società Scientifica per la Promozione
della Parapsicologia).
2] http://www.igpp.de/english/counsel/info.htm.
3] Méheust, B. (1999), Sonnambulismo
e medium, Parigi: Les Empêcheurs de penser en rond, 2 volumi.
4] Mousseau M.-C. (2000),
Science, recherche sur le paranormal et croyances irrationnelles:
quel est le lien?, Tesi sostenuta all’Università di Dublino,
publicata da m@gm@ vol.3 n.2, aprile/giugno 2005.
5] Il riferimento è attualmente
il libro di Dean Radin, La conscience invisible, pubblicata
da Presses du Châtelet nel 2000, edizioni «J’ai Lu» 2006.
6] Heuyer G., Nota sulle
psicosi collettive, Bull. de l’Acad. Nat. Méd., n°s 29 e 30,
1954, p.487.
7] Heuyer G., Psychoses collectives
et suicides collectifs, Parigi : PUF, 1973, p.40.
8] Tento nel passaggio seguente
di legare una parte delle idee del lavoro di Devereux G.,
Essai d’ethnopsychiatrie générale, N.R.F., Gallimard, Parigi,
1970, cito pagina 13.
9] Come per lo sciamano,
Devereux G., op.cit. p.25.
10] Devereux G., op.cit.,
p.52.
11] Essendo "questi materiali
fondamentalmente irrazionali, si articolano facilmente con
modi di pensare e sentire che dipendono dal processo primario
(Freud) e del pensiero pre-logico (Lévy-Bruhl)", G. Devreux,
op.cit., p.32.
12] Cf. Favret-Saada J.,
Les mots, la mort, les sorts, Parigi : Gallimard, 1977.
13] Evrard R., Approches
psychologiques de la personne hantée, memoria di dominio dell'Università
Louis Pasteur di Strasburgo, 2005, non pubblicata.
14] De Martino E., Italie
du Sud et Magie, e: Le monde magique (prefazione di S. Mancini),
Parigi: Les Empêcheurs de Penser en Rond, 1999.
15] L'ereditiera del pensiero
demartiniano, Siliva Mancini, ha recentemente diretto un lavoro
che porta questo titolo: La fabbricazione dell psichismo,
Parigi: La scoperta, 2006.
16] Desoille H. (1929),
"La pratica delle scienze occulte può condurre allo squilibrio
mentale?", Revue métapsychique, Juil-Août 1929. Bender, H.
Mediumistische Psychosen." Ein Beitrag zur pathologie spiritistischer
Praktiken, Zeitschrift für Parapsychologie und Grenzgebiete
der psychologie, 2, 173-201, 1958.
17] Maleval J.-C., La forclusion
du Nom-du-Père, Parigi: Seuil, coll. « Champ freudien », 2000,
p.20.
18] Ho già presentato questo
caso nella mia memoria: Evrard R. 2005, op.cit., 72-76.
19] Si può notare che l'ipotesi
di una nevrosi è stata verificata da molti medium, Cf Spriet,
G. (2006).
20] Per paganesimo, Tobie
Nathan intende: "questa specie di politeismo terapeutico spontaneo
di tutti i pazienti del mondo, che non esitano mai di scavalcare
le presunte opposizioni metafisiche tra "naturale" e "sovrannaturale",
tra "razionale"e "irrationnel" e si impegnano successivamente,
a volte anche insieme, in un percorso presso uno psichiatra,
uno pscoterapeuta, ma anche da una veggente, un guaritore,
una chiesa carismatica", in Nathan T., Nous ne sommes pas
seuls au monde, Parigi: Seuil/Les Empêcheurs de Penser en
Rond, 2001, p.35.
21] Belz-Merk M. (2002).
Beratung und Hilfe für Menschen mit Außergewöhnlichen Erfahrungen,
Rapporto finale, IGPP.
22] Un primo panel di 858
casi è esaminato in Belz-Merk M. & Fach W., Beratung und Hilfe
für Menschen mit Außergewöhnlichen Erfahrungen, Psychother
Psychosom Med Psychol, maggio 2005, 55 (5) : 256-65.
23] Una tesi in corso all'università
Lione 2, condotta da Thomas Rabeyron, spiega un accesso psicanalitico
di queste questioni pur aprendosi alla loro dimensione conoscitiva.
Rabeyron T. (2006).
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